
Settimana fredda, settimana grigia soprattutto in questo momento (ma non posso svelare data e luogo, in realtà scrivo da un asteroide, come un piccolo principe). Grazie ad un potentissimo telescopio vedo tutto quello che succede sulla Terra, e grazie ad un enorme microfono a forma di orecchio posso ascoltare le recenti produzioni discografiche e, visto che qui poco c'è da fare, mi diletto a trascrivere qualche opinione e dare qualche voto.
Sono in attesa di quel festival che in Italia chiamate "di Sanremo" perchè - presumo - mi darà da lavorare (e fatemi un piacere, spronate artisti e produttori a fare del loro meglio). Nel frattempo c'è ancora tanto arretrato, in questa puntata non c'è filo conduttore ma potrò scrivere di due curiosi ritorni (Ferry e Giardini di Mirò) e di un'uscita infelice (Mengoni). Ma per scoprire il perchè di tanta severità vi invito, subito, alla lettura.
Voto 6,5: un lavoro ben curato che sprofonda però in una parziale monotonia durante l'ascolto. Va ascoltato e comunque ha il (gran) pregio di uscire da un'altra monotonia, quella delle canzonette che escono ripetutamente dalle radio commerciali.
Marco Mengoni - Atlantico. Mengoni fa parte di quegli artisti "post xfactor/amici/eccecc" che ce l'hanno fatta o ce la stanno facendo. Non possiamo nascondere che le edizioni di questi programmi a base di musica&lacrime abbiano lanciato tantissime meteore. Ma il gioco è questo...solo qualcuno ce la fa. "Atlantico" ha più anime e questo può portare a confondere sul risultato finale che - diciamolo subito - non passa la mediocrità. La voce di Marco non mi piace ma questo è un parere personalissimo, lui ci sa fare il problema è che (i cosidetti produttori) non gli hanno ancora trovato il genere ( o non vogliono trovarlo). Infatti in questo album troviamo episodi elettronici (brano d'apertura) fallimentari, altri brani post-latino-satanici che convincono un po' di più e momenti acustici ("La Ragione del Mondo") in cui finalmente si trova casa&pace&giustadimensione ( mi raccomando, lontani da questi gioiellini cari produttori). Il fatto è chiarissimo, nei brani più moderni la (bella) voce si disperde mentre nei momenti più intimi la stessa (voce) appare esaltata. Ma oggi 1+1 non fa quasi mai 2, purtroppo.
Voto 5: nessuna pietà per un prodotto che non va da nessuna parte e non sfrutta le caratteristiche di una voce interessante, occasione mancata per sfruttarla e creare un bel disco godibile dall'inizio alla fine.
Voto 5: nessuna pietà per un prodotto che non va da nessuna parte e non sfrutta le caratteristiche di una voce interessante, occasione mancata per sfruttarla e creare un bel disco godibile dall'inizio alla fine.
Voto 6: piacevole all'ascolto, voce di Ferry spesso troppo sussurrata, non è un album dei Roxy Music.



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